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Speleologia e carsismo
1. Introduzione
Il successo di un’esplorazione, sia facile che difficile, dipende dall’impostazione organizzativa, dall’affiatamento tra i partecipanti e dal rendimento di ognuno di essi.
Con la nuova attrezzatura a disposizione lo speleologo oggi può scendere a grandi profondità e spingersi all’interno delle cavità per lunghe distanze in tempi relativamente brevi.
Un razionale equipaggiamento, un’adeguata attrezzatura, una efficace tecnica esplorativa sono sempre la conseguenza di un’approfondita conoscenza del particolare ambiente in cui ci si deve muovere e quindi della possibilità di prevedere le nostre reazioni, il genere e l’entità degli ostacoli, i mezzi necessari a superarli.
1.1 Equipaggiamento del gruppo speleologico
1.2 Equipaggiamento dello speleologo
1.3 Come si scende la corda?
Per mezzo del discensore, attrezzo formato da due pulegge fisse attraverso le quali scorre la corda; la velocità viene regolata facendo passare la corda attraverso il moschettone di rinvio (vedi foto 1)
Si dovrà scendere lentamente per non riscaldare l’attrezzo che può provocare delle ustioni alla corda, avendo inoltre l’accortezza di levarlo il più velocemente possibile giunti alla base del pozzo.
Foto 1
1.4 Come si risale la corda?
Per mezzo di un bloccante ventrale (croll) e di un bloccante (maniglia) collegato ad una o due staffe.
La corda passa per il bloccante ventrale e per la maniglia.
Portando la maniglia più in alto possibile e spingendo con i piedi nelle staffe si scaricherà il croll che è libero di salire fin sotto la maniglia; a questo punto carcheremo il peso del corpo nel croll.
Questa operazione ci permette di rendere libera la maniglia che si potrà nuovamente innalzare (vedi foto 2).
I maggiori ostacoli derivano dal superamento dei frazionamenti nei quali bisognerà sempre assicurarsi con la longe prima del passaggio degli attrezzi.
Foto 2
2.Tecniche di progressione lungo cavità verticali
Con l’introduzione di nuovi materiali, la scala, primo strumento utilizzato nell’esplorazione di cavità verticali, è stata completamente sostituita dalla sola corda.
Il risparmio di energie nella discesa e nella risalita dei pozzi e nel trasporto di minor attrezzatura che determina l’uso della corda, ha facilitato le esplorazioni di grandi cavità
La corda statica viene fissata su ancoraggi particolarmente sicuri e preferibilmente ottenuti con almeno due chiodi ad espansione (spit).
La corda nel suo percorso non deve sfregare lungo le pareti (per ovviare a questo inconveniente si posizionano degli attacchi intermedi detti “frazionamenti”).
Per l’esplorazione di un pozzo servono:
2.1 Ancoraggi:
Sono punti fissi per l’attacco delle corde. Esistono due diversi tipi di ancoraggio:
Foto 3 e 4 ancoraggi naturali e artificiali
2.2 Frazionamenti
Sono ancoraggi secondari che permettono di mantenere la corda opportunamente staccata dalle pareti e posizionata nella zona desiderata (vedi foto 5)
Foto 5
3. Tecniche di progressione lungo cavità orizzontali
Nelle grotte ad andamento orizzontale, non si farà uso di tutta l’attrezzatura ma basterà l’impiego della tuta e dell’impianto di illuminazione.
Alcuni ostacoli che si presentano in queste cavità sono i seguenti:
3.1 Strettoie
Si consiglia per il loro superamento di tenere sempre un braccio teso in avanti e l’altro all’indietro con l’accortezza di essere assicurati con un cordino per un eventuale recupero (vedi foto 6)
Foto 6
3.2 Ostruzioni e frane
I passaggi ostruiti dalle concrezioni possono essere liberati con martello e scalpello.
I passaggi ostruiti dalle frane normalmente vengono superati nella parte superiore cercando un passaggio nelle pareti della grotta.
Per la loro esplorazione si procede in arrampicata oppure con l’ausilio del “ragno”.
3.3 Sifoni e corsi d’acqua
In parecchie cavità si trovano sifoni cioè parti di grotte dove l’acqua raggiunge il soffitto.
Per superare questi o si svuotano con apposite attrezzature (tubazioni in gomma o pompe) oppure, se tutto questo non può essere usato, ci si dovrà immergere.
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